Archivi autore: Marco LILLI

Accesso di dispositivi telefonici

DECRETO-LEGGE 21 ottobre 2020, n. 130, e accesso indebito di dispositivi telefonici. In materia di Ordinamento penitenziario, il decreto in esame (Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. 261 del 21/10/2020), in vigore dal 22/10/2020, che sarà presentato alle Camere per la conversione in legge, oltre a tutta una serie di altre e diverse disposizioni, ha inserito il reato specifico di “Accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti”. Nonché “Modifiche urgenti alla disciplina sul Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale”. Infatti, l’articolo 9 del decreto inserisce al Codice penale l’articolo 391-ter (Accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti), che così stabilisce: «chiunque indebitamente procura a un detenuto un apparecchio telefonico o altro dispositivo idoneo ad effettuare comunicazioni o comunque consente a costui l’uso indebito dei predetti strumenti o introduce in un istituto penitenziario uno dei predetti strumenti al fine renderlo disponibile a una persona detenuta è punito con la pena della reclusione da uno a quattro anni. Si applica la pena della reclusione da due a cinque anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale, da un incaricato di pubblico servizio ovvero da un soggetto che esercita la professione forense. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, la pena prevista dal primo comma si applica anche al detenuto che indebitamente riceve o utilizza un apparecchio telefonico o altro dispositivo idoneo ad effettuare comunicazioni». Continua a leggere

Espulsione dello straniero detenuto

Secondo costante giurisprudenza di legittimità, l’espulsione dello straniero irregolare extra Unione europea, condannato e detenuto in esecuzione di pena, anche residua non superiore a due anni, ha natura sostanzialmente amministrativa che costituisce una misura alternativa, atipica, alla detenzione. Tale disposizione trova fondamento poiché vi è l’esigenza di ridurre la popolazione carceraria, perciò, al contrario, ne è esclusa l’applicazione a quanti, in relazione alla pena da espiare, già si trovino sottoposti ad una misura alternativa in senso proprio oppure al regime degli arresti domiciliari esecutivi, ma non è di ostacolo per la sola applicazione dei benefici del lavoro esterno e dei permessi premio. Ebbene, l’obiettivo della legge è proprio quello di fare in modo che «fuoriescano dal circuito penitenziario, e siano subito rimpatriati, i condannati comunque non reintegrabili nella comunità nazionale, perché sprovvisti di titolo per rimanervi, già non avviati a percorsi proficui di risocializzazione e per i quali non sussistano prevalenti esigenze di tutela della loro incolumità e salute o delle loro relazioni familiari». Sicché, «l’espulsione di cui trattasi, sanzione ontologicamente alternativa alla pena, richiede che sia disposta allorché l’esecuzione della pena stessa sia ancora in atto all’interno dello stabilimento carcerario (…), il cui decongestionamento rappresenta, come notato, la ratio fondamentale dell’istituto» (Cassazione, Sez. 1a Pen. Sent. 28714/20; Presidente: CASA; Relatore: CENTOFANTI).

Numerazione in sequenza 66E20 del 23/10/2020

Affidamento in prova

Per la revoca della misura alternativa dell’affidamento in prova al servizio sociale ai sensi dell’art. 94 D.P.R. n. 309/90, il Tribunale di sorveglianza non può limitarsi a ritenere che la revoca deve avere effetti retroattivi solo in considerazione del fatto che il condannato non abbia inteso intraprendere alcun serio percorso risocializzante, senza dunque aggiungere alcunché in merito alla concreta valutazione dello specifico profilo di indagine. Infatti, in termini generali, alla luce dei principi di proporzionalità ed adeguatezza della pena indicati dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 343/87, in tema di affidamento in prova al servizio sociale, laddove il «comportamento del condannato sia stato così negativo da rivelare l’inesistenza sin dall’inizio di alcuna adesione al programma di risocializzazione (…) il Tribunale di sorveglianza può disporre la revoca della misura con effetto ex tunc (da allora, da inizio misura, specificazione aggiunta) e, conseguentemente, determinare la pena ancora da espiare in misura corrispondente a quella originariamente inflitta», ma resta tassativo l’onere di motivare in maniera compiuta, logica e coerente tale gravosa determinazione, ovvero non deve venir meno una circoscritta analisi «complessiva dei comportamenti tenuti dal ricorrente nel corso dell’esperimento, la verifica sulla natura e sull’incidenza limitativa delle prescrizioni imposte e sui tempi della loro trasgressione» (Cassazione, Sez. 1a Pen. Sent. 28709/2020; Presidente: CASA; Relatore: LIUNI).

Numerazione in sequenza 65E20 del 21/10/2020