Archivi autore: Marco LILLI

La misura di sicurezza detentiva

la misura di sicurezza detentivaRimessa alla Corte Costituzionale la questione di legittimità sulla sospensione della misura di sicurezza detentiva. Nel caso in esame, il Tribunale di sorveglianza ha respinto il reclamo di un detenuto con riferimento alla proroga del regime differenziato la quale deve essere disposta nel caso in cui risulti la persistente capacità del medesimo soggetto di «tenere contatti con le organizzazioni criminali, senza che ciò debba necessariamente tradursi nella presenza di elementi nuovi e diversi rispetto a quelli già posti alla base delle precedenti proroghe, quando quelli già esistenti, in assenza di elementi di senso contrario, per la loro consistenza e pregnanza siano in grado di dimostrare la persistenza attuale della capacità del detenuto di mantenere i collegamenti con l’associazione criminale di appartenenza». Il detenuto in oggetto, sottoposto da anni alle rigide regole penitenziarie applicate ai condannati assoggettati al regime dell’articolo 41-bis Ord. Penit., quindi senza alcuna individuazione rispetto al «traguardo temporale ben definito», non fruirebbe neanche parzialmente del percorso trattamentale «rieducativo proposto ai detenuti in esecuzione pena, trovandosi a eseguire una restrizione meramente punitiva e non preventiva, non comprendendosi su quali aspetti si potrebbe valutare, in futuro, l’evoluzione della sua personalità»; con la conseguenza che la «sottoposizione al regime differenziato dell’internato paleserebbe quell’indebito sbilanciamento a favore delle esigenze di sicurezza, peraltro incerte nella loro prospettiva temporale e senza alcuna protezione delle finalità risocializzanti tipiche della misura di sicurezza detentiva», perciò in contrasto con i principi spesso richiamati dalla Corte Costituzionale. Continua a leggere

Detenzione e COVID-19

Detenzione e COVID-19La Corte Costituzionale, ha rigettato le questioni sollevate con riferimento alle misure urgenti in materia di detenzione domiciliare o di differimento della pena per motivi connessi all’emergenza sanitaria da COVID-19, previste dal Decreto Legge n. 29/2020 e Legge n.70/2020, afferenti appunto alle scarcerazioni di detenuti condannati per reati di particolare gravità. Infatti, come si legge nel Comunicato Stampa del 4 novembre 2020, che anticipa le motivazioni della decisione, «la disciplina censurata impone ai giudici di sorveglianza di verificare periodicamente la perdurante sussistenza delle ragioni che giustificano la detenzione domiciliare per motivi di salute. A tal fine, i giudici sono tenuti ad acquisire una serie di documenti e di pareri, in particolare da parte dell’Amministrazione penitenziaria, della Procura nazionale antimafia e della Procura distrettuale antimafia». Inoltre, prosegue il comunicato, «la Corte ha ritenuto che questa disciplina non sia in contrasto con il diritto di difesa del condannato né con l’esigenza di tutela della sua salute né, infine, con il principio di separazione tra potere giudiziario e potere legislativo». Ebbene, le questioni sollevate si riferivano al combinato disposto di cui gli artt. 3, 24 (c. 2), 27 (c. 3), 32, 102 (c. 1), 111 (c. 2) e 104 (c. 1) della Costituzione (Sentenza n. 245/20, del 04/11/2020, depositata il 24/11/2020 – Presidente: MORELLI; Redattore: VIGANÒ).

Numerazione in sequenza 70E20 del 05/11/2020

Colloquio telefonico straordinario

colloquio telefonico straordinarioDeve dichiararsi inammissibile, poiché manifestamente infondato il relativo motivo, il ricorso avanzato da una donna detenuta in regime carcerario, coniugata con soggetto ugualmente ristretto in regime di custodia cautelare, in ragione delle esigenze cautelari derivanti dalla correità. Premesso che «l’ammissibilità del ricorso per cassazione per violazione di legge, in quanto la questione, relativa ai colloqui telefonici dei detenuti, incide su diritti soggettivi (…), ritiene il Collegio che la motivazione addotta dal Tribunale a sostegno del rigetto dell’istanza del colloquio telefonico, seppur stringata, non sia apparente né assertiva e, dunque, si sottragga alla categoria del vizio di violazione di legge in questa sede denunziabile». Infatti: «il riferimento allo stato di coimputati nel medesimo procedimento dei soggetti tra i quali avrebbe dovuto intervenire il colloquio dà conto dell’esistenza di esigenze di stretta cautela processuale legate sia alla persistenza del titolo cautelare relativo a gravi reati (…) sia alle esigenze di acquisizione della prova, la cui necessità di salvaguardia non viene meno per il successivo passaggio alla fase processuale, potendo riguardare tanto le prove a carico che quelle a discarico (…). Con la conseguenza che le prospettate e comprensibili ragioni di ordine informativo poste a base dell’istanza (consentire ai coniugi di confrontare le rispettive esigenze di salute in periodo caratterizzata dall’emergenza epidemiologica da Covid-19), debbono considerarsi implicitamente disattese». Sicché, tenuto conto delle particolari ragioni sottese al ricorso, alla inammissibilità dello stesso consegue la condanna della ricorrente al solo pagamento delle spese processuali (Cassazione, Sez. 2a Pen. Sent. 29658/20. Presidente: CERVADORO; Relatore: ARIOLLI).

Numerazione in sequenza 69E20 del 04/11/2020