La misura di sicurezza detentiva

la misura di sicurezza detentivaRimessa alla Corte Costituzionale la questione di legittimità sulla sospensione della misura di sicurezza detentiva. Nel caso in esame, il Tribunale di sorveglianza ha respinto il reclamo di un detenuto con riferimento alla proroga del regime differenziato la quale deve essere disposta nel caso in cui risulti la persistente capacità del medesimo soggetto di «tenere contatti con le organizzazioni criminali, senza che ciò debba necessariamente tradursi nella presenza di elementi nuovi e diversi rispetto a quelli già posti alla base delle precedenti proroghe, quando quelli già esistenti, in assenza di elementi di senso contrario, per la loro consistenza e pregnanza siano in grado di dimostrare la persistenza attuale della capacità del detenuto di mantenere i collegamenti con l’associazione criminale di appartenenza». Il detenuto in oggetto, sottoposto da anni alle rigide regole penitenziarie applicate ai condannati assoggettati al regime dell’articolo 41-bis Ord. Penit., quindi senza alcuna individuazione rispetto al «traguardo temporale ben definito», non fruirebbe neanche parzialmente del percorso trattamentale «rieducativo proposto ai detenuti in esecuzione pena, trovandosi a eseguire una restrizione meramente punitiva e non preventiva, non comprendendosi su quali aspetti si potrebbe valutare, in futuro, l’evoluzione della sua personalità»; con la conseguenza che la «sottoposizione al regime differenziato dell’internato paleserebbe quell’indebito sbilanciamento a favore delle esigenze di sicurezza, peraltro incerte nella loro prospettiva temporale e senza alcuna protezione delle finalità risocializzanti tipiche della misura di sicurezza detentiva», perciò in contrasto con i principi spesso richiamati dalla Corte Costituzionale.

Per tali motivi, tenuto conto del disposto di cui gli artt. 3, 25, 27, 111 e 117, primo comma, Cost., quest’ultimo in relazione agli articoli 7 CEDU e 4, protocollo n. 7, risulta certamente rilevante e dunque non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 41-bis, commi 2 e 2-quater, della Legge 26 luglio 1975, n. 354 sull’Ordinamento penitenziario, nella parte in cui prevedono la facoltà di sospendere l’applicazione delle regole di trattamento e degli istituti previsti dalla stessa legge, con adozione obbligatoria delle misure nei confronti degli internati assoggettati a misura di sicurezza detentiva. Sicché, ai sensi dall’art. 23 della Legge n. 87/1953, si dispone la trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale (cfr. Corte di Cassazione, Sez. I Pen., Ord. 30408/2020 – Presidente: DI TOMASSI; Relatore: RENOLDI).

Numerazione in sequenza 71E20 del 23/11/2020