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Controllo della corrispondenza

Le disposizioni del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria relative alla consegna di atti e documenti processuali ai detenuti sottoposti al circuito detentivo speciale previsto dall’art. 41-bis dell’Ordinamento penitenziario, prevedono, tra l’altro, che per «il carteggio afferente atti e documenti giudiziari e/o processuali che il difensore vuole consegnare brevi mani al detenuto/internato in occasione degli incontri visivi deve essere accompagnato da apposita dichiarazione che si tratta di corrispondenza per ragioni di giustizia». Inoltre: «quando mittente è il difensore, la sottoscrizione è autenticata dal presidente del consiglio dell’ordine forense di appartenenza o da un suo delegato» e nei casi in cui l’imputato è detenuto «l’autorità che ne ha la custodia appone il proprio timbro o firma sulla busta chiusa che già reca le indicazioni suddette, senza che ciò ritardi l’inoltro della corrispondenza». Nella stessa prospettiva, al fine di consentire l’effettiva inerenza della corrispondenza all’esercizio del diritto di difesa, deve «essere indicato il numero del procedimento penale a cui si riferisce il carteggio e la conferma del direttore dell’istituto che il difensore è regolarmente nominato nel relativo procedimento». Ebbene, nonostante tali disposizioni siano espressamente riferite alla consegna brevi mani al detenuto di atti giudiziari da parte del difensore, non può comunque dubitarsi che esse siano allo stesso modo «applicabili anche al caso in cui gli stessi siano stati spediti, considerata la sostanziale assimilabilità tra le due situazioni e la conseguente possibilità di rinvenire una identica ratio sul piano regolativo» (Cassazione, Prima Sezione Penale, Sent. 23820/20 del 11/08/2020 – Udienza del 22/06/2020. Presidente: Di Tomassi – Relatore: Renoldi).

Numerazione in sequenza 61E20 del 07/10/2020