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Collaborazione impossibile o inesigibile

Con la sentenza n. 253/2019 la Corte Costituzionale ha concluso che non è di per sé irragionevole la presunzione che il condannato non collaborante con la giustizia resti legato all’organizzazione criminale di originaria appartenenza, ma lo sono la sua assolutezza ed invincibilità in forza di prova contraria. Sicché, spetta alla magistratura di sorveglianza, al dì fuori di qualsiasi automatismo, verificare nell’ambito di un’indagine condotta in via discrezionale in concreto ed individualizzata improntata a criteri di particolare rigore, l’evoluzione della personalità del detenuto in funzione del tempo trascorso in detenzione e dell’attività trattamentale praticata e le modifiche del contesto criminale esterno, al fine di riscontrare l’eventuale scioglimento dell’organizzazione e l’impossibilità di una sua ricostituzione o della ripresa dei vincoli associativi coinvolgenti anche il detenuto.

Numerazione in Sequenza 56E20 del 28 settembre 2020

56E20