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Obbligatorietà di disporre perizia

La Suprema Corte di Cassazione torna sul concetto di obbligatorietà di disporre perizia da parte del giudice nei casi in cui il detenuto chieda la misura alternativa alla detenzione in carcere. Infatti, secondo costante giurisprudenza, la «esecuzione di perizia volta ad accertare la compatibilità della detenzione con il quadro nosologico (…) è imposta dall’art. 299, comma 4-ter, cod. proc. pen. in presenza di un apprezzabile “fumus” e cioè se risulti formulata una chiara diagnosi di incompatibilità con il regime carcerario, o comunque si prospetti una situazione patologica tale da non consentire adeguate cure in carcere». Nel caso in esame, il Tribunale non ha trovato riscontro alla «denuncia di calo ponderale dell’indagato, che non si evince dalla documentazione sanitaria acquisita, neppure con riferimento al momento di ingresso nell’Istituto a seguito di esecuzione della misura né si evince dal contenuto dell’accertamento del perito». Dando inoltre atto delle «difficoltà riscontrate dall’Istituto nella esecuzione di controlli diagnostici e riabilitativi, ma connessi non alle difficoltà strutturali per la effettuazione dei predetti in ambito penitenziario quanto alle difficoltà che, nel periodo di massima allerta pandemica, si sono registrate per tutti i cittadini e, in particolare, per la popolazione carceraria al fine di impedire la diffusione del contagio in un ambiente necessariamente collettivo, ma tali omissioni non sono state prospettate, neppure nella relazione sanitaria, come suscettibili di aggravare il quadro patologico dell’indagato determinando una situazione di incompatibilità con il regime detentivo in carcere». Sicché: «il metodo di analisi seguito dal Tribunale non rivela alcuna parzialità ed incompletezza né è inficiata da illogicità la valutazione di compatibilità dell’accertato quadro clinico con il regime carcerario. Il Tribunale, invero, ha fatto corretta applicazione del principio di diritto di questa Corte alla stregua del quale la valutazione della gravità delle condizioni di salute del detenuto e della conseguente incompatibilità col regime carcerario deve essere effettuata sia in astratto, con riferimento ai parametri stabiliti dalla legge, sia in concreto, con riferimento alla possibilità di effettiva somministrazione nel circuito penitenziario delle terapie di cui egli necessita» (Cassazione, Sez. 6a Pen. Sent. 29378/2020; Presidente: VILLONI; Relatore: GIORDANO).

Numerazione in sequenza 68E20 del 28/10/2020