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Tutela della riservatezza

tutela della riservatezzaIl Garante per la protezione dei dati personali e il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale – i quali esercitano funzioni tra loro complementari a tutela della persona e della dignità in contesti talora contigui, ravvisando, appunto, l’utilità di favorire momenti di riflessione e approfondimento sui temi di comune interesse nell’ambito delle rispettive finalità istituzionali –, hanno siglato un Protocollo di intesa (qui allegato) al fine di disciplinare le modalità di realizzazione di una cooperazione utile a garantire, seppur nell’esercizio autonomo e indipendente delle rispettive funzioni, una quanto più maggiore efficacia e incisività nell’azione di competenza.

Una convergenza di intenti, quindi, in ossequio sia al principio di cui all’art. 97 della Costituzione (Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, assicurano l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico. I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buono andamento e l’imparzialità dell’amministrazione. Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari. Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge); sia al dettato di cui l’art. 15 (Accordi fra pubbliche amministrazioni) della Legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi), il quale stabilisce, tra l’altro, che «le amministrazioni pubbliche possono sempre concludere tra loro accordi per disciplinare lo svolgimento in collaborazione di attività di interesse comune».

In sintesi, rimandando poi al documento integrale allegato, la cooperazione in oggetto si articola nel coordinamento degli interventi istituzionali; nella segnalazione reciproca di possibili violazioni di norme alla cui applicazione è preposta l’altra Parte, ravvisate nell’esercizio delle proprie funzioni e, se opportuno, nell’attivazione di istruttorie amministrative coordinate; nella collaborazione ai fini dell’elaborazione di segnalazioni al Parlamento o al Governo; nella collaborazione nell’ambito di indagini conoscitive; nel rilascio, anche in funzione endo-procedimentale, di pareri su richiesta dell’altra Parte; nella realizzazione di convegni, conferenze stampa o altri eventi a carattere divulgativo e/o scientifico, nonché nella pubblicazione di scritti.
Sicché, nel rispetto delle previsioni normative vigenti, nei limiti di cui alla Legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull’ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), le Parti possono effettuare congiuntamente ispezioni o visite relativamente a fattispecie di interesse comune.

Numerazione in sequenza 10E21 del 28/05/2021

Legittimità della detenzione

La Consulta sulla legittimità della detenzione domiciliare anche nella ipotesi di grave infermità psichica sopravvenuta del detenuto.

Preliminarmente, «i detenuti e gli internati possono chiedere di essere visitati a proprie spese da un medico di fiducia senza che ricorrano limiti o condizioni, se non la necessità di curarsi, necessità che presuppone l’accertamento sanitario delle proprie condizioni. Soltanto ed esclusivamente per gli imputati, ovverosia per i detenuti per i quali pende il processo, la norma richiede l’autorizzazione del giudice che procede (…) e questo all’evidente finalità non già di sindacare in qualche modo l’iniziativa individuale di sottoporsi a visita e cura, ma all’esclusivo fine di delibare (…) se l’iniziativa dell’imputato possa in qualche modo avere incidenza negativa sugli accertamenti processuali in corso» (cfr. Corte di Cassazione, Sez. IV Pen. Sent. 27499/19). Numero 04E20 del 14/01/2020. Continua a leggere →