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Partire dalla scuola

Come è noto il decreto ministeriale 1 dicembre 2017, ha istituito i nuclei di Polizia Penitenziaria all’interno degli UEPE, che a tutt’oggi sono in fase di attuazione. L’intenzione del legislatore, è senz’altro quella di “liberare le forze dell’ordine “come Carabinieri e Polizia, dall’incombenza della gestione delle Misure Alternative,(la cui gestione-controllo naturale da sempre, è affidata agli UEPE) Affidando maggiori compiti in tal senso alla Polizia Penitenziaria.

Tale riforma, è a mio parere molto importante e necessaria, perché consentirebbe una collaborazione diretta tra noi Funzionari di Servizio Sociale e le nostre familiari FF.OO. Per esperienza diretta, posso dire che trovo difficoltoso rivolgermi a volte a Carabinieri e Polizia, al fine di assurgere informazioni sul territorio per me utili, per le indagini, gestione, confronto, controllo di una misura alternativa. Lo trovo difficoltoso, per il semplice fatto che logisticamente sono ubicate lontano da me, e che troppo spesso e giustamente sono impegnate per il controllo del territorio e prevenzione del crimine.

La presenza dei nuclei di Polizia Penitenziaria però, a mio avviso andrebbe anticipata dall’inserimento dei Funzionari di Servizio Sociale in seno ai ruoli tecnici, che andrebbe a creare un’unica famiglia esperta nell’esecuzione delle pene, misure alterative e misure di comunità. Tale riforma, consentirebbe un maggiore ingresso, quindi nuove assunzioni, di Funzionari di Servizio Sociale, poiché come è noto, il comparto sicurezza ha maggiore risorse finanziare. Detto ciò, come detto sopra, troverei utile avendo un contatto diretto e naturale, rivolgermi alla Polizia Penitenziaria al fine delle indagini sul territorio, gestione delle misure alternative e quanto tutto ciò previsto dalla norma. Ad esempio, capita sovente, che gli interventi attualmente posti in essere tra FF.OO e UEPE siano scoordinati, per questioni legate a volte dalle differenze organizzative, logistiche e altro. I nuclei di Polizia Penitenziaria, consentirebbero un coordinamento unico, nella logica della collaborazione, controllo del territorio e specialità, sul modello europeo della Community Sanction. Opportuno in tal senso, sono le parole come la collaborazione, dialogo, accettazione reciproca.

Di certo per avviare questo cambiamento radicale, ci vuole pazienza, abnegazione, giovani, mentalità flessibile e scuola. Ed è proprio dalla scuola che si dovrebbe partire. A volte lo straniero, l’alieno ci spaventa perché in fondo non lo conosciamo. Io conosco la divisa, avendola indossata come è noto per dieci anni, e comprendo cosa significa, ed è per questo che a mio parere, andrebbe istituito nelle scuole di Polizia Penitenziaria, l’insegnamento di Servizio Sociale, i cui docenti sarebbero proprio i Funzionari di servizio sociale. A ciò si potrebbero susseguire sperimentando tirocini dei predetti allievi in affiancamento. Questi ultimi, di certo dovrebbero essere dotati di una mentalità nuova, più aperta, flessibile al mondo delle misure alternative e di comunità. Tale reciprocità non solo arricchirebbe il bagaglio culturale di entrambi i settori, Polizia Penitenziaria e Servizio Sociale, ma consentirebbe davvero di abbattere i pregiudizi, di lavorare in sinergia, e di contribuire insieme, in un’ottica di bilanciamento tra aiuto e controllo al benessere e sicurezza della comunità.

Cav. Del Prete Dott. Gennaro. Funzionario di Servizio Sociale Ufficio Locale di Esecuzione Penale Esterna di Caserta – Referente Locale della formazione per la Campania.

(Numerazione in Sequenza 51E20 del 20 luglio 2020)

Permesso di soggiorno

La mancanza del permesso di soggiorno non può essere condizione di preclusione assoluta all’accesso alle misure alternative alla detenzione, annullando di fatto la finalità rieducativa.

Quanto alla incompatibilità fra la disciplina del testo unico in materia di immigrazione e l’applicazione di misure alternative alla detenzione, occorre considerare che è proprio la condizione di persona soggetta all’esecuzione della pena che abilita lo straniero a permanere nel territorio dello Stato. Da ciò ne deriva l’impossibilità di individuare nella esigenza di rispetto delle regole in materia di ingresso e soggiorno in detto territorio una ragione giustificativa della discriminazione dello straniero sul piano dell’accesso al percorso rieducativo, cui la concessione delle misure alternative è funzionale. Numero 14E20 del 21/01/2020. Continua a leggere →