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Condizioni della detenzione

condizioni della detenzioneLe Sezioni Unite della Cassazione chiariscono sull’interpretazione della Corte EDU in merito alla conformità delle condizioni di detenzione con riferimento all’art. 3 CEDU. Vale a dire se «lo spazio minimo disponibile di tre metri quadrati per ogni detenuto debba essere computato considerando la superficie calpestabile della stanza ovvero quella che assicuri il normale movimento, conseguentemente detraendo gli arredi tutti senza distinzione ovvero solo quelli tendenzialmente fissi e, in particolare, se, tra questi ultimi, debba essere detratto il solo letto a castello ovvero anche quello singolo». Ebbene, premesso che la condizione di detenzione non comporta per il soggetto ristretto la perdita delle garanzie dei diritti fondamentali della persona, e che, anzi, «al contrario, assumono specifica rilevanza proprio a causa della situazione di particolare vulnerabilità in cui si trova la persona», secondo consolidata giurisprudenza della Corte EDU, l’art. 3 della Convenzione, nel «sancire uno dei valori fondamentali delle società democratiche, pone a carico degli Stati contraenti non soltanto obblighi negativi, ma anche più incisivi obblighi positivi per assicurare ad ogni individuo detenuto condizioni compatibili con il rispetto della dignità umana». Sicché: «una pena, pur legalmente inflitta, può tradursi in una violazione della Convenzione qualora comporti una compressione dei diritti convenzionali non giustificata dalle condizioni di restrizione». Inoltre: «le modalità di esecuzione della restrizione in carcere non devono provocare all’interessato un’afflizione di intensità tale da eccedere l’inevitabile sofferenza legata alla detenzione».

Su tali basi, trovano fondamento i seguenti principi di diritto, secondo cui «nella valutazione dello spazio minimo di tre metri quadrati si deve avere riguardo alla superficie che assicura il normale movimento e, pertanto, vanno detratti gli arredi tendenzialmente fissi al suolo, tra cui rientrano i letti a castello». Ed inoltre: «i fattori compensativi costituiti dalla breve durata della detenzione, dalle dignitose condizioni carcerarie, dalla sufficiente libertà di movimento al di fuori della cella mediante lo svolgimento di adeguate attività, se ricorrono congiuntamente, possono permettere di superare la presunzione di violazione dell’art. 3 CEDU derivante dalla disponibilità nella cella collettiva di uno spazio minimo individuale inferiore a tre metri quadrati» e «nel caso di disponibilità di uno spazio individuale fra i tre e i quattro metri quadrati, i predetti fattori compensativi, unitamente ad altri di carattere negativo, concorrono alla valutazione unitaria delle condizioni di detenzione richiesta in relazione all’istanza presentata».

Tuttavia, concludono i giudici di legittimità, violazioni di diversa natura eventualmente riscontrate in un istituto, come per esempio la mancanza di riservatezza rispetto ai servizi igienici, non essendo state evidenziate nel caso appena esaminato, non sono state oggetto di valutazione (Cass. Sez. Unite Pen. Sent. 6551/21 – 24.09.2020 / 19.02.2021).

Numerazione in sequenza 03E21 del 20/02/2021